Di cosa si occupano lo psicologo e lo psicoterapeuta? Che differenza c’è con lo psichiatra?
Lo psicologo è un laureato in psicologia, abilitato all’esercizio della professione dopo aver fatto l’Esame di Stato. Lo psicologo si interessa ai processi mentali, affettivi e relazionali della persona, con l’obiettivo di promuoverne il miglioramento della qualità di vita, favorirne il cambiamento e potenziare le risorse individuali o collettive.
Lo psicologo può continuare la sua formazione e specializzarsi in psicoterapia, attraverso un percorso almeno quadriennale. La psicoterapia offre al paziente un percorso di cura per affrontare diverse forme di sofferenza psicologica, da quelle più lievi a quelle più gravi. Anche i medici possono accedere a tale formazione.
Lo psichiatra è invece un medico che si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra è abilitato alla prescrizione di terapie farmacologiche per la cura dei diversi disturbi. Evidenze scientifiche mostrano che una terapia integrata (farmacoterapia e psicoterapia) può essere più efficace e dare risultati in un tempo minore.
Quanto tempo dura un colloquio psicologico o di psicoterapia?
Un colloquio dura circa 45 minuti, ma, a seconda del tipo di approccio o dell’intervento (e.g. consultazione di coppia), la durata dell’incontro può variare
Quanto dura un percorso di psicoterapia?
Non esistono tempi predeterminati, e possono variare da persona a persona e dal tipo d’intervento che viene concordato con ciascun individuo. All’inizio di una psicoterapia si concordano insieme al terapeuta obiettivi e strumenti di lavoro, definiti sui bisogni e richieste della persona stessa, che una volta raggiunti possono determinare la fine della terapia. Nel corso del processo terapeutico, l’individuo e il terapeuta guardano assieme ai risultati ed obiettivi raggiunti, valutando congiuntamente, se necessario, un aggiornamento del progetto terapeutico.
La terapia è un percorso di co-costruzione, in cui lo psicologo o psicoterapeuta mette le proprie competenze professionali a disposizione dell’individuo, che è e rimane il maggior esperto di se stesso.
Lo psicologo è tenuto al segreto professionale?
Lo psicologo è tenuto al segreto professionale, come definito dall’Art. 11 del Codice Deontologico degli Psicologi e seguenti. Nelle collaborazioni con altri colleghi, anche loro tenuti al segreto professionale, condivide solo le informazioni strettamente necessarie. Può astenersi dal rendere testimonianza, a meno che non abbia il consenso del suo paziente e valuti che l’uso del consenso garantisca la tutela psicologica del paziente. Lo psicologo può derogare all’obbligo di riservatezza solo nel caso in cui ravvisi gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del paziente o di terzi. In questi casi, e nei casi di obbligo di denuncia o di referto, lo psicologo riferisce lo stretto necessario ai fini della tutela del soggetto.
Lo psicologo da un consenso informato?
Nella fase iniziale del rapporto professionale, lo psicologo fornisce informazioni esaurienti e comprensibili circa le prestazioni, le modalità e le finalità delle stesse, nonché informazioni relative alla riservatezza. Alla fine raccoglie un consenso informato che viene compilato e firmato dal cliente dove sono indicati tali aspetti.
Cosa succede in un primo colloquio?
Lo psicologo ascolta in modo attivo. Attraverso l’uso dell’empatia e un atteggiamento professionalmente “curioso” chiede informazioni al fine di meglio comprendere la domanda d’aiuto e definire insieme al paziente gli obiettivi dell’intervento. Il paziente, aiutato dallo psicologo, descrive le proprie difficoltà, eventuali sintomi o problemi. Durante i primi colloqui lo psicologo inoltre spiega come si sviluppa il percorso e il proprio modo di lavorare, definendo durata degli incontri, frequenza, modalità e tempo di pagamento, accordandosi con il paziente.