
La depressione non si manifesta allo stesso modo in tutte le persone. Alcune sperimentano soprattutto tristezza e perdita di interesse, mentre altre riferiscono stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno e mancanza di energia. La ricerca scientifica sta cercando di comprendere se, in alcune persone, questi sintomi possano essere associati a particolari processi infiammatori.
In questo articolo approfondisco i risultati di uno studio internazionale di cui sono prima autrice, pubblicato sulla rivista scientifica Brain, Behavior, and Immunity e condotto nell’ambito del progetto di ricerca internazionale ASPIRE, nel quale ricopro il ruolo di Work Package Leader.
Lo studio ha indagato quali sintomi possano caratterizzare il possibile sottotipo infiammatorio della depressione e quanto gli strumenti di valutazione attualmente utilizzati siano in grado di rilevarli.
Questo approfondimento è una rielaborazione in italiano di un articolo che ho scritto per Inspire the Mind, piattaforma internazionale di divulgazione scientifica dedicata alla salute mentale.
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La depressione non è uguale per tutti
Quando pensiamo alla depressione, tendiamo ad associarla soprattutto alla tristezza, alla perdita di interesse per le attività quotidiane o a una sensazione di vuoto e mancanza di speranza.
In realtà, la depressione può manifestarsi attraverso combinazioni di sintomi molto differenti.
Alcune persone sperimentano insonnia e perdita di appetito, mentre altre tendono a dormire molto più del solito e possono avvertire un aumento della fame. In alcuni casi, la sofferenza depressiva si esprime soprattutto attraverso una profonda stanchezza, difficoltà di concentrazione, rallentamento e mancanza di motivazione.
Due persone con la stessa diagnosi possono quindi vivere esperienze depressive molto diverse.
Questa variabilità rappresenta una delle principali sfide per la ricerca e per la pratica clinica: comprendere quali meccanismi contribuiscano alle differenti manifestazioni della depressione, per sviluppare modalità di valutazione e trattamento sempre più personalizzate.
Qual è il rapporto tra depressione e infiammazione?
L’infiammazione è una risposta naturale del sistema immunitario, fondamentale per proteggere l’organismo da infezioni e lesioni.
In alcune condizioni, tuttavia, i processi infiammatori possono diventare persistenti o disregolati, influenzando diversi sistemi biologici, compresi quelli coinvolti nel funzionamento cerebrale.
Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno evidenziato che in un sottogruppo di persone con depressione è possibile osservare un aumento di alcuni marcatori infiammatori.
Queste alterazioni sono state associate, in particolare, a sintomi quali stanchezza persistente, alterazioni del sonno e dell’appetito, difficoltà cognitive e riduzione della capacità di provare piacere.
Alcune ricerche suggeriscono inoltre un’associazione tra livelli più elevati di infiammazione e una minore risposta ad alcuni trattamenti antidepressivi.
È importante sottolineare che questo non significa che la depressione sia sempre causata dall’infiammazione, né che la presenza di stanchezza o difficoltà di concentrazione indichi necessariamente un’alterazione del sistema immunitario.
La depressione è una condizione complessa e multifattoriale, nella quale possono interagire processi biologici, psicologici, relazionali e ambientali.
L’ipotesi è piuttosto che, in alcune persone, i meccanismi infiammatori possano contribuire in modo particolarmente significativo alla manifestazione dei sintomi depressivi.
Esiste una depressione infiammatoria?
Negli ultimi anni, la ricerca ha introdotto il concetto di sottotipo infiammatorio della depressione, per descrivere un possibile profilo depressivo caratterizzato da una maggiore attivazione dei processi infiammatori.
Si tratta tuttavia di un concetto ancora in fase di studio, che non rappresenta attualmente una diagnosi clinica autonoma.
Una delle principali difficoltà riguarda proprio l’identificazione delle caratteristiche di questo possibile sottotipo.
Quali sintomi potrebbero essere maggiormente associati all’infiammazione? E gli strumenti normalmente utilizzati per valutare la depressione sono sufficientemente sensibili per rilevarli?
A queste domande abbiamo cercato di rispondere attraverso uno studio internazionale condotto nell’ambito del progetto ASPIRE, dedicato a migliorare la comprensione delle relazioni tra infiammazione, sintomi depressivi e risposta ai trattamenti.
Cinque sintomi su cui prestare particolare attenzione
Nello studio abbiamo coinvolto gruppi internazionali di esperti attraverso il metodo Delphi, una metodologia di ricerca che permette di individuare progressivamente aree di consenso scientifico.
Il primo gruppo, appartenente al consorzio ASPIRE, ha identificato dieci possibili dimensioni sintomatologiche rilevanti per il sottotipo infiammatorio della depressione.
Un secondo gruppo indipendente di esperti, appartenente all’Immuno-Neuropsychiatry Network dello European College of Neuropsychopharmacology, ha successivamente valutato questi risultati.
Dal confronto è emerso un accordo su cinque principali dimensioni:
- Stanchezza persistente e mancanza di energia, anche in assenza di sforzi particolari.
- Ipersonnia, ovvero la tendenza a dormire più del solito.
- Aumento dell’appetito o del peso corporeo.
- Difficoltà cognitive, come problemi di attenzione, concentrazione e memoria.
- Riduzione della motivazione, con difficoltà a iniziare o portare avanti le attività quotidiane.
Questi risultati rappresentano un primo passo verso una migliore caratterizzazione dei sintomi potenzialmente associati all’infiammazione nella depressione.
Non si tratta però di una lista diagnostica.
La presenza di questi sintomi non permette, da sola, di stabilire se una persona presenti un’infiammazione aumentata o un particolare sottotipo depressivo.
Saranno necessari ulteriori studi per verificare la relazione tra queste manifestazioni cliniche e i marcatori biologici dell’infiammazione.
Stiamo valutando tutti i sintomi importanti?
Un altro risultato interessante della ricerca riguarda gli strumenti comunemente utilizzati per valutare la depressione.
Molte scale cliniche attribuiscono particolare attenzione a sintomi come l’umore depresso, la perdita di interesse o l’insonnia, mentre possono approfondire meno altre manifestazioni, come l’ipersonnia, l’aumento dell’appetito, la mancanza di motivazione o la sensazione di pesantezza fisica.
Questo aspetto è importante perché ciò che non viene adeguatamente indagato rischia di essere sottovalutato.
Nel nostro studio abbiamo confrontato diversi strumenti di valutazione della sintomatologia depressiva, osservando che l’Inventory of Depressive Symptomatology (IDS) e le sue versioni brevi (QIDS) risultavano particolarmente adatti a rilevare il profilo sintomatologico individuato.
Una valutazione accurata non dovrebbe quindi limitarsi alla presenza o assenza di una diagnosi, ma approfondire le caratteristiche specifiche della sofferenza psicologica di ogni persona.
La prospettiva delle persone che vivono la depressione
Un aspetto particolarmente significativo dello studio è stato il coinvolgimento diretto di persone con esperienza vissuta di depressione – People with live experience.
Undici membri del Patient Advisory Board del progetto ASPIRE hanno contribuito a valutare l’impatto dei sintomi individuati sulla vita quotidiana.
Le loro osservazioni hanno evidenziato come manifestazioni quali stanchezza, mancanza di motivazione e difficoltà cognitive possano interferire profondamente con il lavoro, le relazioni, le attività personali e l’autonomia.
È emerso inoltre che diversi sintomi percepiti come particolarmente invalidanti non venivano sempre approfonditi in modo adeguato durante i percorsi di cura.
Questo risultato richiama l’attenzione sull’importanza di una valutazione clinica che consideri non soltanto la sintomatologia in senso stretto, ma anche il significato e l’impatto che ogni difficoltà assume nella vita della persona.
Verso una comprensione più personalizzata della depressione
La ricerca sui processi infiammatori apre prospettive interessanti per comprendere meglio l’eterogeneità della depressione.
L’obiettivo non è ricondurre la sofferenza psicologica a un unico meccanismo biologico, ma riconoscere che sintomi apparentemente simili possono essere sostenuti da processi differenti.
Una maggiore conoscenza di queste differenze potrebbe contribuire, in futuro, allo sviluppo di valutazioni più precise e di trattamenti maggiormente personalizzati.
L’importanza di ascoltare l’esperienza individuale
Al di là delle implicazioni neuroscientifiche, questo lavoro richiama un principio che considero fondamentale anche nella pratica clinica: comprendere la sofferenza psicologica significa prestare attenzione al modo specifico in cui viene vissuta da ogni persona.
Una valutazione clinica approfondita richiede quindi di considerare le diverse dimensioni dell’esperienza, attraverso una visione integrata mente-corpo.
Comprendere meglio la depressione significa anche imparare a porre domande più attente, capaci di cogliere ciò che conta davvero nell’esperienza di chi ne soffre.
Pubblicazione originale e riferimenti scientifici
Articolo divulgativo
Vai, B. (2026). What Does Inflammatory Depression Look Like, and How Can We Assess It? Inspire the Mind, 10 settembre 2026.
Leggi l’articolo originale in inglese
Studio scientifico
Vai, B., et al. (2026). A Delphi-method-based consensus for clinical domains and assessment of the inflammatory subtype of major depressive disorder from the ASPIRE study. Brain, Behavior, and Immunity.
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